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martedì 19 maggio 2009

Oltre l'e-learning, verso la società della Conoscenza


Una riflessione sulle risorse e gli strumenti per un processo di trasformazione delle informazioni in conoscenze La società in cui viviamo ci induce a continui cambiamenti. Stiamo ancora assorbendo l'onda d'urto della net economy, che ha portato una forte spinta all'innovazione nel mercato e nell'organizzazione del lavoro, seguita da una fase anche drammatica di riflusso: oggi si tratta di riprendere un percorso di crescita che valorizzi nuovi metodi e strumenti su basi più solide e razionali. Anche lo Stato, che progressivamente sta riorganizzando le procedure della Pubblica Amministrazione con l'uso dell'informatica ed in particolare di Internet, promuove nuove modalità di interazione con i cittadini e le imprese. La recente introduzione della firma digitale come requisito per la presentazione di atti amministrativi ne è un esempio. Saper utilizzare le nuove tecnologie non è semplicemente un'ulteriore opportunità accanto alle altre, ma al contrario rappresenta un elemento necessario per abitare lo spazio della vita pubblica, per esercitare quella che possiamo chiamare una "cittadinanza digitale". La stessa prospettiva ci viene proposta dall'Unione Europea, che si orienta verso un nuovo modello di società, quella basata sulla conoscenza, e intende realizzarlo entro il 2010 proprio con il supporto e la diffusione delle tecnologie digitali. In questo scenario l'aggiornamento del proprio sapere e "saper fare" è un fattore decisivo di competitività. Anche il contesto in cui si deve apprendere è cambiato: il tempo disponibile per l'aggiornamento è sempre minore, le conoscenze necessarie nel mondo del lavoro aumentano in quantità e peggiorano in qualità, sono spesso decontestualizzate, parcellizzate, in continua evoluzione; c'è bisogno di risorse formative ed informative che possano essere immediatamente applicate nella pratica, che possano corrispondere alle esigenze della persona nel momento in cui queste esigenze si manifestano (just in time). In questo scenario emerge sempre più evidente la necessità di un approccio in cui i modelli formativi classici, che pure mantengono la loro validità nelle situazioni più consolidate, possano progressivamente evolvere verso processi di acquisizione di know-how ove tutte le componenti coinvolte, da quelle tecnologiche a quelle pedagogiche, da quelle organizzative a quelle editoriali, siano organizzate secondo nuovi paradigmi. I tradizionali indicatori di efficacia ed efficienza devono essere riveduti alla luce delle tecnologie informatiche e della comunicazione, perché queste hanno dimostrato di avere una influenza fondamentale rispetto ai modi in cui ci informiamo, apprendiamo, ci aggiorniamo. L'e-Learning, che nella sua accezione più diffusa, ma anche riduttiva, è inteso come l'utilizzo di multimedialità e di Internet per migliorare l'insegnamento, ha rappresentato solo un primo timido passo rispetto all'integrazione delle tecnologie nella pratica formativa. Infatti, l'e-Learning attualmente propone meccanismi di gestione di materiali didattici coerenti con le tecnologie via via emergenti: da una parte insistendo sugli standard per l'interoperabilità ed il riuso (la nascita dei Learning Objects ne è un esempio), dall'altra adottando metodi e tecnologie per l'erogazione controllata di contenuti formativi (in particolare i Learning Management Systems). Si può certamente riconoscere che la dimensione multimediale ha prodotto un arricchimento delle modalità espressive e che Internet ha permesso la diffusione dell'apprendimento a distanza, ma tutto questo è avvenuto nel quadro di una concezione ancora tradizionale, istituzionale della formazione. Al contrario di quel che sembra essere prioritario dell'etimologia del termine, e-Learning viene inteso quasi sempre nel senso di "automazione dell'insegnamento tradizionale" (trasferimento di contenuti pedagogici - di formato testo o altro; eserciziari classici, misurazione mediante test consolidati e gestibili in linea, gestione dell'ufficio formazione). Non c'è alcun dubbio che questo possa essere assai utile in molti casi, ma non è certamente un approccio centrato sull'apprendimento (learning) bensì piuttosto sull'insegnamento (teaching). Una analogia con il mondo della produzione e dei servizi software: la stessa cosa avviene fra le strategie technology-push e quelle user-pull: le prime offrono soluzioni indipendenti dai potenziali problemi dell'utente, le seconde offrono al contrario una analisi della situazione utente prima ancora di immaginare una potenziale offerta di soluzione. Ancora una analogia: la differenza sembra quella fra offerta di prodotti (che per loro natura, in genere sono poco modificabili rispetto alle esigenze utente) e offerta di servizi (che non esistono se non sono adattati alle esigenze utente). Una delle riflessioni che stanno stimolando il dibattito nel mondo della formazione riguarda il cosiddetto Informal Learning. Si osserva che una parte considerevole di ciò che impariamo, in particolare di ciò che siamo in grado di utilizzare nell'ambito del lavoro, non proviene da corsi strutturati e formalizzati, ma da molteplici fonti con cui veniamo in contatto in modo più o meno casuale: letture di libri e di giornali; esplorazioni su Web, in genere attraverso motori di ricerca o portali di riferimento; dialogo con colleghi o conoscenti, spesso gli elementi più interessanti emergono quando ci si scambiano esperienze e rielaborazioni personali. Oggi noi tutti abbiamo a disposizione una grande quantità di informazioni1, certo. Disporre di informazioni, tuttavia, non basta per generare apprendimento: è necessario un processo che possa trasformare le informazioni in conoscenze, seguito dalle rispettive astrazioni: "Informazione"(2) e "Conoscenza"(3). Questo processo può avvenire in modo naturale nell'individuo quando questi attiva spontaneamente le proprie strategie, se ne esistono le condizioni (capacità della persona, tempo, preconoscenze necessarie, ...). Se queste condizioni non si verificano, il processo di trasformazione delle informazioni in conoscenze, così come le loro astrazioni generali (Informazione e Conoscenza) può essere facilitato dall'accesso ai risultati di un'attività di modellazione, strutturazione e classificazione delle informazioni, soprattutto quando si tratta di tematiche complesse ed estese, lontane da quanto la persona è abituata ad affrontare e interpretare. Le fonti a disposizione (Internet, eventi di comunicazione in presenza e a distanza) ci offrono un'inestimabile ricchezza di dati, informazioni, idee, punti di vista, che tuttavia comportano una serie di problemi: la quantità di informazioni troppo grande per essere gestita in tempi ragionevoli, la difficoltà di stabilire il livello di oggettività e di autorevolezza (la qualità) di quanto si legge e si ascolta, la disomogeneità dei materiali rispetto agli obiettivi dell'utente nel contesto specifico in cui opera spesso limitano le possibilità di fruizione delle informazioni e dunque della loro capitalizzazione (trasformazione in conoscenze). Perché questa ricchezza non vada perduta, o non rimanga sottoutilizzata, sembra necessario definire un quadro di riferimento che includa come elementi fondamentali, non sporadici, sistematici dei veri e propri servizi di modellazione e strutturazione dell'informazione operati da specialisti (knowledge workers) in grado di selezionare, valutare e riorganizzare informazioni e conoscenze. Il risultato di questi processi di rielaborazione sono unità di conoscenza di dimensioni ridotte che potremmo chiamare Knowledge Objects in analogia, ma anche in contrapposizione ai learning objects di cui sopra. Questi oggetti elementari di conoscenza sono dotati del privilegio di essere autosufficienti e perciò, grazie alla loro autonomia, possono essere utilizzati per diverse finalità, dalla formazione fino all'aggiornamento, dall'aiuto just in time nelle attività operative fino alla comunicazione esterna o interna, superando i limiti degli attuali "componenti", costruiti secondo metodi e tecniche aderenti a modelli classici di trasferimento dell'informazione indipendente dal contesto d'uso. È evidente che il fenomeno e-Learning evolverà, differenziandosi e specializzandosi come tutte le attività umane mediate da tecnologie, verso l'e-knowledge, spostando gradualmente l'obiettivo fondamentale dalla didattica tradizionale a quei processi di diffusione e condivisione di conoscenza da cui un "cittadino digitale" non può rimanere escluso.

Glossario
e-Learning L'utilizzo delle nuove tecnologie multimediali e di Internet per migliorare la qualità dell'apprendimento agevolando l'accesso a risorse e servizi nonché gli scambi e la collaborazione a distanza (Definizione della Commissione Europea).
Formazione "just in time" Produzione ed erogazione di risorse formative "in tempo reale", in modo da corrispondere alle esigenze dell'utente specifiche di un determinato momento.
Semantic Web - Semantic Grid Infrastrutture informatiche che sviluppano le potenzialità di Internet per la collaborazione e la condivisione di informazioni su basi semantiche, grazie all'introduzione nella Rete della capacità automatica di generare servizi interattivi.
Knowledge Object Unità autonoma di conoscenza selezionata e strutturata in modo da essere facilmente applicata, condivisa, archiviata e recuperata all'interno di molteplici processi di comunicazione, formazione ed informazione.
Learning Object Unità autonoma di contenuto formativo, fruibile all'interno di molteplici percorsi di apprendimento, all'interno di diverse piattaforme di erogazione.
Learning Management System (LMS) Applicazione software per la gestione e l'amministrazione di corsi di formazione a distanza, utilizzata in particolare all'interno di organizzazioni.
Informal Learning L'apprendimento attraverso forme non istituzionali: libera ricerca di informazioni, comunicazione, fruizione di materiali non direttamente finalizzati alla formazione.
Knowledge Management Gestione della conoscenza: il problema di far emergere le conoscenze proprie di ciascun dipendente o di ciascun settore e metterle a disposizione di tutti per la crescita globale dell'organizzazione.

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