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martedì 8 giugno 2010

Programma di Istruzione e Formazione durante l’intero arco della vita (2007-2013)



Programma di Istruzione e Formazione durante l’intero arco della vita (2007-2013)

ATTO
Decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che stabilisce un programma d’azione nel settore dell’istruzione e della formazione durante l’intero arco della vita [Cfr. atti modificativi].

SINTESI
L’obiettivo del programma d’azione nel settore dell'istruzione e della formazione durante l'intero arco della vita 2007-2013 è quello di sviluppare e di potenziare gli scambi, la cooperazione e la mobilità, affinché i sistemi di istruzione e di formazione divengano un riferimento di qualità mondiale, così come previsto dalla strategia di Lisbona. Il programma contribuisce così allo sviluppo della Comunità come società della conoscenza avanzata, caratterizzata da uno sviluppo economico sostenibile accompagnato da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione, nonché ad una maggiore coesione sociale.

Per conseguire tale obiettivo di portata generale, il programma persegue obiettivi specifici riguardanti l'istruzione e la formazione durante l'intero arco della vita nell'Unione europea (UE) che consistono:

nel contribuire allo sviluppo di un insegnamento e di una formazione di qualità, nonché alla promozione di un livello di prestazioni elevato, all'innovazione e al miglioramento della dimensione europea, nonché al miglioramento dei sistemi e delle procedure esistenti;
nel favorire la realizzazione di unospazio europeo dedicato all’istruzione e alla formazione permanente;
nel contribuire a migliorare la qualità, l’accessibilità e l’attrattiva delle possibilità d’istruzione e di formazione;
nel potenziare il loro contributo alla coesione sociale, alla cittadinanza attiva, al dialogo interculturale, alla parità fra donne e uomini e allo sviluppo personale;
nel contribuire a promuovere la creatività, la competitività, la capacità d’inserimento professionale e il potenziamento dello spirito d’iniziativa e dell'imprenditorialità;
nel contribuire ad incrementare la partecipazione delle persone di tutte le età, ivi comprese le persone aventi particolari esigenze e i gruppi svantaggiati;
nel promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica;
nel sostenere lo sviluppo degli strumenti offerti dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC);
nel potenziare il loro ruolo per creare un sentimento di cittadinanza europea nel rispetto dei valori europei e della tolleranza, nonché nel rispetto dei popoli e delle culture;
nel promuovere la cooperazione in materia di garanzia della qualità in tutti i settori dell'istruzione e della formazione;
nel contribuire alla qualità favorendo l'utilizzazione ottimale dei risultati, dei prodotti e dei processi innovativi, nonché lo scambio delle buone prassi.
A tale riguardo, la coerenza e la complementarità con le politiche dell’UE presiedono l'attuazione del programma d’azione. Questo deve contribuire alla realizzazione delle politiche orizzontali dell’UE tenendo conto delle esigenze specifiche di coloro i quali attraversano una fase di apprendimento, integrandoli ulteriormente nel sistema tradizionale dell’istruzione e della formazione. Il programma deve parimenti sostenere la parità tra le donne e gli uomini, nonché la presa di coscienza della diversità culturale e linguistica e del multiculturalismo quale strumento di lotta contro il razzismo, i pregiudizi e la xenofobia.

L'attuazione del programma deve risultare coerente e complementare con il programma di lavoro «Istruzione e formazione 2010», con le linee di orientamento integrate per l'occupazione nel quadro della partnership per la crescita e l'occupazione, nonché con altre politiche quali quelle attinenti alla cultura, alla gioventù, ovvero alle imprese. Il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop), la Fondazione europea per la formazione (ETF), nonché il comitato consultivo per la formazione professionale possono esservi associati ovvero possono esserne informati nel rispetto delle rispettive competenze.

Per attuare tali obiettivi, il programma sostiene le azioni seguenti:

la mobilità delle persone partecipanti all'istruzione e alla formazione durante l'intero arco della vita;
le partnership bilaterali e multilaterali;
i progetti unilaterali, nazionali o multilaterali, ivi compresi quelli che mirano a promuovere la qualità dei sistemi di istruzione e di formazione attraverso il trasferimento transnazionale dell'innovazione;
le reti multilaterali;
studi e riforme delle politiche e dei sistemi d’istruzione e di formazione durante l'intero arco della vita, così come delle loro componenti;
la concessione di sovvenzioni di funzionamento per alcuni costi operativi e amministrativi sostenuti da istituti o associazioni;
le misure di accompagnamento, vale a dire le altre iniziative di promozione degli obiettivi del programma;
le attività di preparazione di tali azioni;
l’organizzazione di avvenimenti (seminari, incontri, riunioni) volti a facilitare la realizzazione del programma, le azioni d’informazione, di pubblicazione, di sensibilizzazione e di diffusione, nonché il controllo e la valutazione del programma.
La partecipazione al programma è consentita non soltanto agli Stati membri ma anche ai paesi dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) partecipanti allo Spazio economico europeo (SEE) (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), alla Confederazione svizzera, nonché ai paesi candidati all’adesione all’UE e ai potenziali paesi candidati dei Balcani occidentali, in conformità delle regole e degli accordi che regolano la loro partecipazione ai programmi comunitari.

Inoltre, la Commissione può parimenti organizzare cooperazioni con paesi terzi e organismi internazionali quali il Consiglio d'Europa o l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’istruzione, la scienza e la cultura (Unesco).

I beneficiari del programma sono:

gli alunni, gli studenti, le persone in formazione e gli apprendisti adulti;
tutte le categorie del personale educativo;
le persone presenti sul mercato del lavoro;
gli istituti e gli organismi che presentano offerte nel contesto del programma;
le persone e gli organismi responsabili dei sistemi e delle politiche pertinenti, ai livelli locale, regionale e nazionale;
le imprese, le parti sociali e le loro organizzazioni a tutti i livelli, ivi comprese le organizzazioni professionali e le camere di industria e commercio;
gli organismi che forniscono servizi d’orientamento, di consulenza e d’informazione;
le associazioni dei partecipanti, dei genitori e degli insegnanti;
i centri e gli organismi di ricerca;
le associazioni senza scopo di lucro, le organizzazioni umanitarie e le organizzazioni non governative (ONG).
La gestione del programma viene ripartita tra la Commissione e le agenzie nazionali. A tale riguardo, le agenzie nazionali possono garantire la selezione di alcuni tipi di progetti di mobilità delle persone, di partnership bilaterali e multilaterali ovvero di progetti unilaterali e nazionali.

Per la realizzazione del programma la Commissione si giova dell'assistenza di un comitato di gestione composto da rappresentanti degli Stati membri dell'UE. Le misure di attuazione devono essere adottate in sede di comitato conformemente alla procedura di gestione. Soltanto le decisioni riguardanti la concessione di sovvenzioni specifiche sono prese senza l’assistenza del comitato. Nell'ambito del dialogo sociale a livello comunitario e di una più stretta associazione delle parti sociali all'attuazione del programma d’azione, queste possono partecipare al comitato in qualità di osservatori per le questioni attinenti all’insegnamento e alla formazione professionali.

Lo stanziamento finanziario indicativo del programma, per la sua durata, è pari a circa 6,970 miliardi di euro. Sono stati stabiliti importi minimi da destinare ai programmi settoriali (cfr. in appresso) vale a dire: 13% a Comenius, 40% a Erasmus, 25% a Leonardo da Vinci e 4% a Grundtvig.

La Commissione garantisce un controllo e una valutazione periodici del programma d'azione in collaborazione con gli Stati membri. Questi ultimi sono tenuti a presentare alla Commissione: una relazione sull'attuazione del programma, entro il 30 giugno 2010, e una sui suoi effetti, entro il 30 giugno 2015.

La Commissione presenterà una relazione di valutazione intermedia sui risultati raggiunti e sugli aspetti quantitativi e qualitativi dell'attuazione del programma, entro il 31 marzo 2011; una comunicazione sull'andamento del programma, entro il 31 dicembre 2011; nonché una relazione di valutazione ex post entro il 31 marzo 2016.

PROGRAMMI SETTORIALI

Il programma d’azione comprende sei sottoprogrammi, di cui quattro settoriali. Questi sono strutturati nella stessa maniera e rispondono tanto alle esigenze in materia di insegnamento e di apprendimento di tutti i partecipanti, quanto alle esigenze degli istituti e delle organizzazioni che forniscono o facilitano l'insegnamento in ogni settore. Tutte le azioni comprendono gli aspetti attinenti alla mobilità, alle lingue e alle nuove tecnologie.

Comenius

Il programma riguarda l'insegnamento prescolastico e scolastico fino al termine del secondo ciclo dell'insegnamento secondario, nonché gli istituti e le organizzazioni che offrono tale insegnamento.

I suoi due obiettivi specifici sono i seguenti:

far comprendere meglio e far apprezzare ai giovani e al personale educativo la diversità delle culture europee;
aiutare i giovani ad acquisire le qualifiche e le competenze fondamentali indispensabili per il loro sviluppo personale, per la loro attività professionale futura e per una cittadinanza attiva.
A tale riguardo, il programma persegue gli obiettivi operativi seguenti:

il miglioramento della mobilità, in modo particolare della sua qualità e del suo volume;
il miglioramento delle partnership fra scuole degli Stati membri, specialmente per quanto riguarda la qualità e il volume, al fine di ottenere una partecipazione di almeno tre milioni di alunni durante la durata del programma;
l’incoraggiamento all’apprendimento delle lingue straniere;
lo sviluppo di contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC;
il miglioramento della formazione degli insegnanti nella sua qualità e nella sua dimensione europea;
il sostegno al miglioramento degli approcci pedagogici e della gestione delle scuole.

Comenius può sostenere le azioni seguenti:

la mobilità, come nel caso degli scambi di alunni e di personale educativo, la mobilità scolastica, i corsi di formazione degli insegnanti, ecc.;
le partnership di scuole, come le «partnership scolastiche Comenius», riguardanti progetti di apprendimento comuni, ovvero le «partnership Comenius-REGIO» di organizzazioni responsabili dell’istruzione scolastica al fine di favorire la cooperazione interregionale e, segnatamente, quella transfrontaliera;
i progetti multilaterali vertenti sulla diffusione e sulla promozione delle migliori prassi, sullo scambio di esperienze ovvero sullo sviluppo di nuovi corsi o di nuovi contenuti dei corsi;
le reti multilaterali miranti a sviluppare l’istruzione, a diffondere le buone prassi e le innovazioni, a sostenere partnership e progetti, nonché a sviluppare l’analisi dei bisogni;
le misure di accompagnamento.
Le azioni di mobilità e le partnership rappresentano almeno l'80% del budget di Comenius.

Erasmus

Il programma Erasmus riguarda l’insegnamento superiore formale, nonché l’insegnamento e la formazione professionali di livello superiore, indipendentemente dalla durata del corso o del diploma, ivi compresi gli studi di dottorato. Rispetto ai programmi precedenti, la formazione professionale di livello superiore è ora di competenza del programma Erasmus e non più del programma Leonardo da Vinci.

I due obiettivi specifici sono i seguenti:

favorire la realizzazione di uno spazio europeo dell’insegnamento superiore;
rafforzare il contributo dell’insegnamento superiore e del perfezionamento professionale al processo d’innovazione.

A tale riguardo, il programma persegue obiettivi operativi che dovrebbero consentire di migliorare, di potenziare e di sviluppare:

la mobilità (ivi compresa la sua qualità), arrivando ad interessare 3 milioni di persone partecipanti entro il 2012;
il volume di cooperazione (ivi compresa la sua qualità) tra istituti d’insegnamento superiore e tra questi e le imprese;
la trasparenza e la compatibilità delle qualifiche acquisite;
le pratiche innovative e il loro trasferimento tra paesi;
contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC.

Erasmus può sostenere le azioni seguenti:

la mobilità degli studenti (studi, formazione, stage), del personale insegnante e degli altri membri del personale degli istituti d’insegnamento superiore e delle imprese ai fini della formazione o dell’insegnamento, i programmi intensivi Erasmus organizzati su base multilaterale, nonché il sostegno agli istituti di provenienza e ospitanti al fine di garantire la qualità della mobilità. Le azioni di mobilità rappresentano almeno l'80 % del budget del programma;
i progetti multilaterali sull’innovazione, sulla sperimentazione e sullo scambio di buone pratiche;
le reti multilaterali come le «reti tematiche Erasmus», dirette da consorzi di istituti d'insegnamento superiore e rappresentanti una disciplina o un settore interdisciplinare;
misure d’accompagnamento.

Leonardo da Vinci

Il programma Leonardo da Vinci riguarda l’insegnamento e la formazione professionali non rientranti nel livello superiore.

I suoi obiettivi specifici sono i seguenti:

aiutare i partecipanti alle formazioni ad acquisire e a utilizzare conoscenze, attitudini e qualifiche che possano contribuire al loro sviluppo personale, alla loro attitudine al lavoro e alla loro partecipazione al mercato del lavoro europeo;
migliorare la qualità e l'innovazione;
migliorare l'attrattiva dell'insegnamento e della formazione professionali, nonché la mobilità.

A tale riguardo, il programma persegue obiettivi operativi volti a sviluppare e a potenziare:

la mobilità (ivi compresa la sua qualità) in questo settore e in quello della formazione permanente, ivi compresi i tirocini presso le imprese, per raggiungere 80000 partecipazioni annuali entro la fine del programma;
il volume della cooperazione (ivi compresa la sua qualità) tra i vari operatori;
pratiche innovative e il loro trasferimento tra paesi;
la trasparenza e il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze, ivi comprese quelle acquisite nell'ambito dell'apprendimento non formale ed informale;
l’apprendimento delle lingue straniere;
contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC.

Leonardo da Vinci può sostenere le azioni seguenti:

la mobilità, ivi compresa la sua preparazione;
le partnership basate su temi d’interesse reciproco;
i progetti multilaterali, segnatamente quelli vertenti sul miglioramento dei sistemi di formazione attraverso il trasferimento e la messa a punto di innovazioni e di buone pratiche, da adattare ai bisogni nazionali;
le reti tematiche di esperti e di organizzazioni, su questioni specifiche attinenti all’insegnamento e alla formazione professionali;
le misure di accompagnamento.
Le azioni di mobilità e riguardanti le partnership rappresentano almeno il 60% del budget del programma.

Grundtvig

Il programma Grundtvig riguarda tutte le forme d’istruzione che interessano gli adulti.

Il programma mira a:

rispondere alla sfida dell'invecchiamento della popolazione europea nel settore dell'istruzione;
contribuire a fornire agli adulti alcuni percorsi per migliorare le loro conoscenze e le loro competenze.

I suoi obiettivi operativi sono i seguenti:

migliorare la qualità e l’accessibilità della mobilità al fine di raggiungere un volume di 7000 persone l'anno entro il termine del programma;
migliorare la cooperazione (in termini di qualità e di volume);
sostenere e trovare alternative per le persone svantaggiate e vulnerabili, come le persone anziane e quelle senza qualifiche di base in esito all’abbandono degli studi;
sostenere l’elaborazione di pratiche innovative e il loro trasferimento tra paesi;
sostenere lo sviluppo di contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC;
migliorare gli approcci pedagogici e la gestione delle organizzazioni per l'istruzione degli adulti.

Grundtvig può sostenere le azioni seguenti:

la mobilità delle persone, ivi compresi la preparazione, l’accompagnamento e l’assistenza;
le «partnership di apprendimento Grundtvig» basate su temi d’interesse reciproco;
i progetti multilaterali miranti a migliorare i sistemi d’istruzione degli adulti attraverso la messa a punto e il trasferimento d’innovazioni e di buone pratiche;
le «reti Grundtvig», reti tematiche di esperti e di organizzazioni;
le misure d’accompagnamento.

Le azioni di mobilità e riguardanti le partnership rappresentano almeno il 55 % del budget del programma Grundtvig.

Programma trasversale

Il programma trasversale riguarda segnatamente attività che vanno oltre i limiti dei programmi settoriali.

Tale programma comprende quattro attività principali nel settore dell’istruzione e della formazione durante l'intero arco della vita; segnatamente:

la cooperazione e l’innovazione politiche;
la promozione dell’apprendimento delle lingue;
lo sviluppo di contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC;
la diffusione e lo sfruttamento dei risultati di azioni rientranti nel programma o in programmi precedenti, nonché lo scambio delle buone pratiche.

I suoi obiettivi specifici sono i seguenti:

promuovere la cooperazione europea in settori comprendenti almeno due programmi settoriali;
promuovere la qualità e la trasparenza dei sistemi d’istruzione e di formazione degli Stati membri.

A tale riguardo i suoi obiettivi operativi sono i seguenti:

sostenere l'elaborazione delle politiche per l'istruzione e la formazione durante l'intero arco della vita (nonché la cooperazione a livello europeo nel contesto della strategia di Lisbona), per il programma di lavoro «Istruzione e formazione 2010», per i processi di Bologna e di Copenaghen e i loro sviluppi, ecc.;
disporre di dati, statistiche e analisi comparabili da utilizzare per l'elaborazione delle politiche, per seguire i progressi compiuti nel perseguimento degli obiettivi e per individuare i settori che richiedono una particolare attenzione;
promuovere l'apprendimento delle lingue e sostenere la diversità linguistica negli Stati membri;
sostenere lo sviluppo di contenuti, servizi, pedagogie e pratiche innovative basati sulle TIC;
assicurare la pubblicità, la diffusione e l'analisi dei risultati del programma.
Le azioni del programma si applicano alle attività principali del programma trasversale. Ad esempio, per quanto riguarda l'attività «cooperazione e innovazione politiche», le azioni possono in particolare riguardare il sostegno all'osservazione e all'analisi delle politiche e dei sistemi come la rete Eurydice, ovvero alla trasparenza delle qualifiche e delle competenze, all’informazione e all’orientamento nella mobilità, nonché alla cooperazione in materia di garanzie e di qualità (come Euroguidance), ai centri nazionali d’informazione sul riconoscimento dei diplomi accademici (NARIC),Ploteus, ovvero all’iniziativa Europass.

Programma Jean Monnet

Il programma Jean Monnet verte in maniera specifica sulle questioni attinenti all'integrazione europea nella sfera universitaria e sul sostegno agli istituti e alle associazioni che operano nel settore dell’istruzione e della formazione sul piano europeo.

Questo programma comprende a tale riguardo tre attività principali:

l’azione Jean Monnet, alla quale possono partecipare anche istituti di paesi terzi; tale azione rappresenta almeno il 16% del budget del programma;
sovvenzioni di funzionamento agli istituti designati che perseguono finalità di interesse europeo. Tali istituti sono il Collegio d'Europa l’Istituto universitario europeo di Firenze, l’Istituto europeo della pubblica amministrazione (EIPA) di Maastricht, l’Accademia di diritto europeo () di Treviri, l’Agenzia europea per lo sviluppo dell’istruzione per gli alunni aventi esigenze specifiche di Middelfart e il Centro internazionale per la formazione europea (CIFE) di Nizza. Tali sovvenzioni rappresentano almeno il 65% del budget;
sovvenzioni di funzionamento ad altri istituti e associazioni europee nel settore dell’istruzione e della formazione; tali sovvenzioni rappresentano almeno il 19% del budget.

I suoi obiettivi specifici sono i seguenti:

favorire le attività d’insegnamento, di ricerca e di riflessione nel settore degli studi sull’integrazione europea;
sostenere un numero adeguato di istituti e di associazioni che si occupano di questioni relative all’integrazione europea, nonché dell’istruzione e della formazione da una prospettiva europea.
I suoi obiettivi operativi sono i seguenti: perseguire l’eccellenza, migliorare la conoscenza e la coscienza dell’integrazione europea, nonché sostenere gli istituti europei che si occupano dell’integrazione europea e gli istituti e le associazioni di qualità.

Le azioni comprendono progetti unilaterali e nazionali come quelli riguardanti le cattedre, i centri di eccellenza e i moduli d’insegnamento Jean Monnet, il sostegno ai giovani ricercatori, nonché i progetti e le reti multilaterali.

CONTESTO

Il programma per l'istruzione e la formazione durante l'intero arco della vita 2007-2013 comprende l'insieme dei programmi europei nel settore dell'istruzione e della formazione durante l'intero arco della vita. Esso è basato sui precedenti programmi del periodo 2000-2006: Socrates, Leonardo da Vinci, Imparare on-line («E-learning ») e l'azione Jean Monnet.Un programma unico di aiuto comunitario nel settore dell'istruzione e della formazione consente un miglioramento in termini di razionalità, coerenza ed efficacia. Il programma dovrebbe consentire una maggiore interazione tra i diversi settori interessati, una migliore visibilità, segnatamente per quanto riguarda la capacità di rispondere alle esigenze di evoluzione di tale settore, e una migliore cooperazione.

Il programma dovrebbe quindi anche contribuire a realizzare gli obiettivi della strategia di Lisbona, anche per quanto riguarda la sua dimensione ambientale e lo Spazio europeo dell’insegnamento superiore (processo di Bologna) e, in particolare, l'obiettivo di fare dell’insegnamento e della formazione un riferimento di qualità mondiale entro il 2010 e di sottolineare l'importanza dell'apprendimento delle lingue straniere secondo le conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona del 2002. Il programma si colloca nel contesto degli obiettivi concreti futuri dei sistemi d’istruzione, del programma di lavoro «Istruzione e formazione 2010», del piano d'azione in materia di competenze e di mobilità e del piano d'azione per la promozione apprendimento delle lingue e della diversità linguistica linguistica.

http://europa.eu/legislation_summaries/education_training_youth/general_framework/c11082_it.htm

giovedì 3 giugno 2010

venerdì 28 maggio 2010

Dati Istatt pubblicati Maggio 2010



Italiani poco istruiti: è critico il livello di istruzione della popolazione italiana, che ancora nel 2009 vede un 10% dei 15-64enni possedere solamente la licenza elementare o, addirittura, nessun titolo di studio. Il 36,6% ha la licenza media, circa il 40% ha il diploma e appena il 12,8% ha la laurea. I dati sono quelli dell'ultimo rapporto annuale dell'Istat, presentato oggi a Roma: la tendenza è verso un lento progresso della quota di diplomati (+2,1%rispetto al 2004) e dei laureati (+2,8), da ascrivere principalmente alla componente femminile (+3,7%). Nel 2009 la quota di 25-64enni che ha conseguito al più la licenza media (titolo Isced 0-2) è nettamente superiore alla media Ue (46,1% a fronte del 28,5%). Le differenze sociali nel conseguimento della licenza media si annullano con l'introduzione dell'obbligo scolastico, mentre nel conseguimento dei titoli superiori, spiega l'Istat, continua a pesare una forte diseguaglianza legata alla classe sociale della famiglia di provenienza degli studenti, anche considerando le differenti generazioni. Ancora, l'Italia si distingue negativamente nel contesto europeo per la quota di 'early school leavers' (giovani di 18-24 anni che hanno abbandonato gli studi senza aver conseguito un diploma di scuola superiore, ndr.), pari al 19,2% nel 2009, oltre quattro punti percentuali in più della media Ue e nove punti al di sopra del valore fissato dalla strategia di Lisbona. Red/Cro mag 10 MAZ
http://notizie.virgilio.it/notizie/top_news/2010/05_maggio/26/italiani_poco_istruiti_10percento_solo_con_la_licenza_elementare,24472968.html

mercoledì 26 agosto 2009

Lifelong learning in the European Union is stagnating 28 luglio 2009


This indicator expresses the proportion of people aged between 25 - 64 that stated they receveid education or training in the four weeks prior to being surveyed. This indicator can also be broken down by aged or sex, and could be compemented by indicators from the Adult Education Survey that look at subjects of lifelong learning and the main provider of this activity.

lunedì 3 agosto 2009

Le competenze chiave europee per l'apprendimento permanente



Il 18 dicembre 2006, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato una Raccomandazione ‘relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente’.
Questo documento, si inquadra nel processo, iniziato a seguito del Consiglio europeo di Lisbona del 2000 e conosciuto come ‘strategia di Lisbona’, che ha come obiettivo finale quello di fare dell’Europa ‘l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo (...)’. Per ottenere questo risultato, è stata fissata (Consiglio europeo, Barcellona marzo 2002) una serie di obiettivi che devono essere raggiunti per il 2010, attraverso l’impegno di tutti gli Stati membri e delle istituzioni europee, costantemente impegnate nel monitoraggio sui progressi fatti e nell’individuazione di ulteriori strategie da adottare.I 13 obiettivi, fanno riferimento a 3 finalità strategiche che coinvolgono tutti i settori dell'educazione e della formazione, nella prospettiva di dare vita a un sistema di apprendimento permanente.
Lo sviluppo di competenze chiave, oggetto della Raccomandazione, è uno dei 5 obiettivi che sono stati individuati per ‘rafforzare l’efficacia e la qualità dei sistemi’.
La realizzazione degli obiettivi del 2010 ha richiesto la definizione di un quadro europeo di riferimento per le competenze di base e l’istituzione, da parte della Commissione europea, di uno specifico gruppo di lavoro.
Tutto questo è coinciso con un lavoro parallelo sulle competenze compiuto in altri contesti internazionali.Già, per esempio, il progetto dell’OCSE su “Definizione e Selezione delle Competenze” (DeSeCo) ha basato la riflessione su ciò che dovrebbero essere le competenze di base per la società della conoscenza.Per quanto riguarda i programmi di studio dell’istruzione obbligatoria, poi, l’indagine di Eurydice, Key competences: a Developing Concept in General Compulsory Education ha sottolineato un interesse crescente per le competenze chiave considerate come essenziali per una piena partecipazione dell’individuo alla vita sociale. Anche l’indagine internazionale PISA 2003 ha messo in evidenza l’importanza dell’acquisizione di competenze più ampie per la riuscita nell’apprendimento. Oltre alle competenze nella lettura, nella matematica e nelle scienze, questa indagine ha infatti valutato anche competenze trasversali come la motivazione all’apprendimento, i comportamenti e la capacità di ogni studente di individualizzare il proprio percorso formativo.
Tenendo conto anche di questi sviluppi internazionali, il gruppo di lavoro ha definito otto ambiti di competenze chiave, così individuati nella Raccomandazione sopra citata:
Comunicazione nella madrelingua;
Comunicazione nelle lingue straniere;
Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
Competenza digitale;
Imparare ad imparare;
Competenze sociali e civiche;
Spirito di iniziativa e imprenditorialità;
Consapevolezza ed espressione culturale.
La Commissione Europea ha adottato i termini competenze e competenze chiave preferendolo a competenze di base, in quanto generalmente riferito alle capacità di base nella lettura, scrittura e calcolo. Il termine “competenza” è stato infatti riferito a una “combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto”. Allo stesso tempo, le “competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione”.
Dovrebbero essere acquisite al termine del periodo obbligatorio di istruzione o di formazione e servire come base al proseguimento dell’apprendimento nel quadro dell’educazione e della formazione permanente. Si riferiscono, dunque, a tre aspetti fondamentali della vita di ciascuna persona:
la realizzazione e la crescita personale (capitale culturale);
la cittadinanza attiva e l’integrazione (capitale sociale);
la capacità di inserimento professionale (capitale umano).
La Commissione europea porta avanti un lavoro di monitoraggio costante, per valutare i progressi che vengono fatti nella realizzazione degli obiettivi stabiliti a Lisbona. I risultati del monitoraggio vengono resi noti attraverso la pubblicazione di rapporti periodici.
Nel documento di lavoro “Progress towards the Lisbon Objectives in Education and Training” (maggio 2006), ad esempio, la Commissione aveva sottolineato che i progressi compiuti nel raggiungimento degli obiettivi di Lisbona erano ancora insufficienti, in particolare per quanto riguarda le competenze nella lettura.
Allo stesso modo, tramite questa raccomandazione, la Commissione richiama l’attenzione sulla definizione di riferimenti e principi europei comuni che possano sostenere utilmente le politiche nazionali. Benché tali raccomandazioni non costituiscano un obbligo per gli stati membri, contribuiscono certamente a incoraggiare le riforme per quanto riguarda i diversi aspetti dell’apprendimento permanente

lunedì 6 luglio 2009

Lifelong learning ed educazione non formale




Le iniziative e i documenti del Consiglio d’Europa sostengono politiche basate sulla prospettiva di lifelong learning (apprendimento nel corso della vita o formazione continua). La visione di lifelong learning è una visione inclusiva e comprensiva che tiene conto sia dell’educazione formale che di quella non formale. E’ il caso di definire e specificare tre termini che più volte sono citati nei testi del Consiglio d’Europa presi in esame: educazione formale, educazione non formale, educazione informale
L’educazione formale è ogni tipo di educazione strutturata e regolare organizzata dalle istituzioni che si conclude con un certificato di riconoscimento, quale può essere il diploma o la laurea ad esempio. E’ un’educazione suddivisa cronologicamente per gradi, dalla scuola primaria, alla secondaria, all’insegnamento universitario (o superiore).
L’educazione non formale è un’attività educativa intrapresa al di fuori del sistema formale e perciò al di fuori della scuola al di fuori delle attività curricolari. L’educazione non formale e le attività extra-curricolari che la compongono non rilasciano alcuna documentazione o certificato di frequenza.
Infine, l’educazione informale rappresenta l’apprendimento non pianificato che accompagna ogni persona nella vita quotidiana e che corrisponde alle esperienze di ogni giorno acquisite nell’ambito della famiglia, degli amici, del gruppo di pari, dai media
Nonostante l’attenzione più volte riproposta sul tema del lifelong learning e dell’educazione non formale e il crescente riconoscimento delle autorità dei paesi membri in materia, il Consiglio d’Europa riconosce la persistenza di un divario tra concetto teorico sviluppato e pubblicizzato e realizzazione pratica dello stesso. Riscontrando risultati positivi nelle situazioni pratiche di sviluppo di educazione non formale proposto agli studenti e notando l’interesse crescente per associazioni di volontariato di differenti ambiti, il Consiglio, nei testi proposti dall’Assemblea Parlamentare e dal Comitato dei Ministri, sostiene questi concetti riproponendoli frequentemente.
Per quanto riguarda l’Assemblea Parlamentare, la Raccomandazione 1353 del 1998, in tema di accesso delle minoranze all’educazione superiore, subito all’inizio del testo asserisce che il diritto all’educazione è un diritto primario non solo per alunni, ragazzi, ma per tutti gli esseri umani, perché solo attraverso di esso le persone crescono, si realizzano, si inseriscono nella vita della società.
La Raccomandazione e Dichiarazione del 1999 collega l’educazione non formale al tema dell’educazione alla cittadinanza democratica basata sui diritti e sulle responsabilità. Nell’occuparsi di educazione alla cittadinanza democratica propone un programma basato su tre aspetti: policy-making, research and data collection, training and awareness-raising. Proprio nel primo aspetto include l’assistenza agli stati membri nell’inserimento dell’educazione alla cittadinanza democratica all’interno dei programmi educativi, e del riconoscimento dell’apporto dato dal volontariato e dall’apprendimento non formale.
La raccomandazione che più specificatamente tratta la tematica dell’educazione non formale è la 1437 del 2000. In questo documento l’educazione non formale è considerata parte fondamentale che accompagna l’educazione formale, che, sola, non può rispondere e affrontare il rapido cambiamento sociale, economico e tecnologico della nostra società. Inoltre aggiunge che “l’educazione non formale è una parte integrante del concetto di lifelong learning, che permette ai giovani e agli adulti di acquisire e mantenere capacità, abilità e prospettive necessarie per adattarsi al continuo cambiamento dell’ambiente”. L’Assemblea Parlamentare individua tra le iniziative con le quali gli individui possono prendere parte all’educazione non formale, il ruolo importante svolto dalle Organizzazioni non governative, e invita i governi degli stati membri a incentivare la collaborazione tra insegnanti, educatori e ONG e a supportare le attività educative non formali attraverso particolari finanziamenti alle ONG. L’Assemblea richiama la Dichiarazione Finale della quinta Conferenza dei Ministri Europei responsabili della Gioventù nella quale i paesi europei sono spronati a riconoscere le capacità acquisite attraverso l’educazione non formale, e richiama i governi affinché riconoscano l’educazione non formale come parte del processo di formazione continua, rendano accessibile a tutti l’educazione non formale e monitorino sui risultati ottenuti.
Relativamente alle raccomandazioni del Comitato dei Ministri, la Raccomandazione 3 del 1998, in tema di accesso all’educazione superiore, collega il concetto di formazione continua alla possibilità di accesso all’educazione di grado superiore dicendo che “… l’obiettivo dell’apprendimento durante il corso della vita per tutti richiede una ampia e
uguale opportunità di accedere all’educazione superiore”. Parlando uguali opportunità ci si riferisce ad un concetto di eguaglianza inteso non solo in senso formale, o de jure, ma anche sostanziale, effettivo, basato sul principio di non discriminazione (e proprio sul tema della non discriminazione la raccomandazione dedica un intero paragrafo). La raccomandazione, infine, dedica il sesto paragrafo dell’Appendice all’accesso al lifelong learning , ricordando che i governi e gli istituti di educazione superiore devono riconoscere l’importanza del contributo che l’educazione superiore dà al lifelong learning, e devono incoraggiare gli adulti, sia coloro che hanno esperienza di educazione di grado superiore che coloro che non hanno tale esperienza, a parteciparvi. Infine la Raccomandazione 6 del 2002 si occupa delle politiche di educazione superiore nel corso della vita. Essa riconosce l’apprendimento nel corso della vita uno strumento per evitare l’esclusione sociale e promuovere la partecipazione democratica. Definisce il lifelong learning come “un processo di continuo apprendimento che mette in grado tutti gli individui, dall’infanzia all’età adulta, di acquisire e aggiornare le conoscenze, le abilità e le competenze a diversi livelli della loro vita e con una varietà di condizioni, formali e non formali, con il proposito di massimizzare il proprio sviluppo personale, ampliare le opportunità e incoraggiare un’attiva partecipazione alla società democratica”4. L’azione dei governi deve essere orientata, quindi, ad offrire agli individui l’opportunità di acquisire conoscenza nei differenti momenti della vita e un uguale accesso alle proprie aspirazioni, richiamando così il concetto di eguaglianza già affrontato dalla raccomandazione 3 del 1998. I governi devono inoltre incoraggiare gli istituti di educazione superiore ad intraprendere e sostenere iniziative di formazione continua che rispettino i principi di trasparenza e qualità.
Il Comunicato Finale della Conferenza per l’Anno Europeo della cittadinanza attraverso l’educazione racchiude nel documento e nel Piano d’Azione molteplici dei concetti contenuti nei precedenti testi e raccomandazioni, come per racchiudere e sintetizzare una molteplicità di tematiche intrecciate tra loro. Nel definire la cittadinanza attiva l’obiettivo dell’Anno 2005, sottolinea il contributo dato dal lifelong learning formale e non formale e l’importanza di rafforzare le politiche di EDC e di HRE perché considerate il migliore strumento di educazione formale e non formale.

lunedì 1 giugno 2009

Come tradurre il termine "literacy"?


La traduzione del termine inglese literacy è complessa. Il termine italiano "alfabetizzazione" indica da un lato il processo con cui gli analfabeti diventano alfabetizzati, ed è dunque strettamente legato alla nozione di analfabetismo, e dall'altro un insieme di conoscenze e abilità di base, cioè fa riferimento ad un livello minimo di capacità che non esaurisce né costituisce l'obiettivo dell'accertamento del progetto PISA. Per superare questi limiti, in altre occasioni si è tradotto l'inglese literacy con il neologismo "letteratismo", parafrasato quest'ultimo con l'espressione "competenze alfabetiche funzionali" (Gallina, 2000; Vertecchi, 2000). Il termine letteratismo, tuttavia, mal si adatta a definire gli altri due ambiti dell'accertamento del PISA, la matematica e le scienze, dal momento che le espressioni "letteratismo matematico" e "letteratismo scientifico" rischiano di essere poco chiare. In relazione a queste difficoltà si è deciso di chiedere agli altri National Project Managers di PISA come avessero tradotto il termine "literacy" e le espressioni "reading literacy", "mathematical literacy", "scientific literacy".
Si sono ricevute le seguenti risposte:
AustriaWe used the German word "Kompetenz" as substitute for literacy. So we refer to the three domains as Lese-Kompetenz, Mathematik-Kompetenz and Naturwissenschafts-Kompetenz.The German Konsortium uses Kompetenz only for Reading, but "Grundbildung" for Maths and Science (mathematische Grundbildung and naturwissenschaftiche Grundbildung).
BelgioLes débats ont également été intenses à ce propos, et il n'a pas été possible de trouver un terme unique pour les 3 domaines : "reading literacy" a donc été traduit par "compréhension de l'écrit" et pour les maths et les sciences, le mot "culture" a été retenu (culture mathématique et scientifique). Ce serait trop long de te détailler tous les arguments qui ont été développés mais, comme tu peux le voir, la solution n'est pas très satisfaisante.
FinlandiaWe have translated term "reading literacy" using Finnish term "lukutaito" that has a long tradition in our language basically expressing if you are able to read or not. Of course, in the PISA context (and in the modern world) it has a slightly different meaning that we have explained, too. We have had much more serious problems with terms "Science litreracy" and Math literacy" which are almost impossible to translate into Finnish.It is not easy to translate the concept literacy equivalently but the main idea is that it is not only reading but searching, processing and communicating information/knowledge which may be in textual, mathematical or scientific form.
GermaniaIn Germany literacy is mostly translated by "Grundbildung" which means something like "basic education/knowledge/skills" but not all people who are concerned with the topic are happy with it and for example the German mathematics experts differentiate "Mathematical Literacy" as understood in the PISA framework from "Mathematische Grundbildung" which covers the basic knowledge and skills which is defined in German curricula.Many authors also leave it untranslated and use just "literacy" and add an explanation (e.g. in the introduction) of what the PISA conception/definition covers.
SpagnaIn Spanish there is no direct or equivalent translation of the word literacy. In spanish "literacy" is currently only used to mean 1) the process by which illitercy is removed, i.e., the process of teaching to illiterate people, and 2) a basic level of knowledge in new areas where knowledge is not fully extended to the general population, i.e. computer literacy, economics literacy, etc... Literacy (alfabetización), without a qualifier (economic, informatic, etc.) is always associated to illiteracy.So, it has been a big problem to decide how to translate literacy in the context of PISA. The translators that work on the first and second PISA books (the spanish version of first book is already on the PISA web page) decided to translate "literacy", depending on the context by "capacidad", "habilidad", "competencia", "destreza", "formación", etc. and by reformulating the sentences to mantain the original meaning in english.
SveziaWe recognize the problem and we have been having long discussions. Reading literacy is translated in Swedish to "läsförmåga" which is the same as the English word reading ability. Mathematical literacy and Scientific literacy are translated to "Matematiskt kunnande" and "Naturvetenskaplig kunnande". These words can be translated back to Mathematical and Scientific knowledge which maybe are not so good solutions. However, we could not come up with something better. We are writing for politicians and the words we are using have to be "ordinary" words, not too complicated.
Svizzera tedescaLeistungen in Lesen. Mathematik und Naturwissenschaftem,
Svizzera franceseCompétences en lecture, en mathématique et en sciences
Dopo avere considerato le diverse possibilità, la scelta è stata quella di tradurre il termine literacy con l'espressione "competenza" e le espressioni "reading literacy", "mathematical literacy" e "scientific literacy" con, rispettivamente, "competenza di lettura", "competenza matematica" e "competenza scientifica". Il termine competenza include una componente di "sapere" e una componente di "saper fare", riflettendo così la definizione di literacy del PISA che fa riferimento alla capacità di cercare, identificare, elaborare e comunicare informazioni.E' utile ribadire come, nel caso di un termine quale literacy, qualsiasi traduzione abbia limiti e vantaggi e come la nostra scelta sia motivata dall'esigenza di tradurre in modo comprensibile e allo stesso tempo fedele un'espressione e un concetto che sono stati concepiti in un'altra lingua. D'altra parte la difficoltà incontrata nel tradurre il termine literacy in italiano è condivisa dalla maggior parte degli altri Paesi non-anglofoni che partecipano a PISA (come dimostrato dalle risposte riportate) che hanno fatto scelte terminologiche in molti casi analoghe a quella qui proposta.
Riferimenti bibliograficiGallina V. (2000), "Le competenze alfabetiche funzionali (letteratismo) e la ricerca Ials-Sials", in V. Gallina (a cura di), La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione, Franco Angeli-CEDE, pp. 29-56.Vertecchi B. (2000), "Letteratismo e democrazia", in V. Gallina (a cura di), La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione, Franco Angeli-CEDE, pp. 15-28.